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Il sogno di andare lontano verso la meta finale. La realtà di esserci. La certezza, insieme a te, di poterci riuscire.



|935| La Catena di San Libero n. 363

14 maggio 2008
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Dialogo sui notabili

- Ma Schifani è mafioso?
- No, che io sappia.
- E' un cittadino modello, tale da onorare una carica come - addirittura - la presidenza del Senato?
- No, non direi.
- E perché?
- Perché anni fa fu socio in affari con dei tizio che dopo si scoprì essere mafiosi.
- E questo che vuol dire? Mica era colpa sua, se quelli diventavano mafiosi!
- No di certo. Ma tutti erano notabili siciliani della stessa mentalità, prima gli affari e i soldi e poi tutto il resto. Gente così forse va bene per farci affari, per farci politica magari, ma non certamente per rappresentare l'Italia - cioè tutti noi - a un livello così alto.
- Questo lo pensi tu.
- Certo: è una mia opinione. Non ti chiedo necessariamente di condividerla. Ti chiedo solo di conoscere i fatti su cui quest'opinione è basata. Poi puoi accettarla o meno. Fra l'altro, visto che io faccio il giornalista, fare conoscere i fatti è proprio il mio mestiere.
- Niente affatto: non devi far conoscere i fatti che possono far fare brutta figura a qualcuno. Se costui è un importante uomo politico puoi danneggiargli la carriera. E se lo fai alla tivvù peggio ancora.
- Non mi sembra molto liberale, questo. Voltaire diceva...
- Che c'entra Voltaire. Io parlo di D'Avanzo, di Violante, della Finocchiaro... dei liberali d'oggigiorno, insomma. Loro la pensano come me. E mica sono Berlusconi!
- No. Sono semplicemente notabili italiani con la stessa mentalità degli altri notabili, come sopra. Può darsi che il problema italiano (come in passato in Sicilia) sia tutto qua. Notabile non mangia notabile, ovvero: tutti i Vip sono fratelli.

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"Be evil"

Google. Gli azionisti approvano a gran maggioranza la proposta degli amministratori di collaborare, in Cina, con la polizia del governo per censurare e identificare gli oppositori. Diversi episodi di questo genere (per Gooogle e Yahoo) avevano suscitato polemiche quanto ai diritti umani, con conseguenti critiche ai manager delle due multinazionali. Che ora si discolpano: li abbiamo violati sì, ma perché ce lo chiedevate voi cittadini qualunque, non per capriccio nostro. E a quanto pare hanno ragione. Il motto di Google? "Don't be evil". Con eccezioni.

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Kagemusha

O "l'ombra del guerriero". Come nell'Inghilterra del Settecento, abbiamo un governo ombra. Ne fanno parte i ministri (ombra) alla Semplificazione del Tutto (una tale Magnolfi: fronteggia il collega-rivale Calderoli), al Rovesciamento della Costituzione (Chiamparino: ombra di Bossi) e ad altre utili istituzioni.
C'è anche un segretario-ombra del Partito (D'Alema), che della sua ombrosità non fa mistero), e un'addetta ai Giovani, tale sig.na Picierno. I Giovani, dal canto loro, abbandonano formalmente il partito perché "c'è una gestione oligarchica" (l'ha detto, salutando ed andandosene, la Sinistra Giovanile).

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Chi governa davvero

La camorra governa ormai apertamente Napoli, distribuisce armi e molotov, assalta - innocenti e colpevoli - stranieri e zingari, gestisce in prima persona la rabbia popolare. Colpevole la destra, col suo razzismo "ragionevole" che ormai le sfugge di mano. Colpevole il centrosinistra, col suo obbrobrioso Bassolino (mai un politico ebbe tanta fiducia da un popolo, e mai la tradì tanto vergognosamente) che non ha ancora cacciato a calci nel sedere.

* * *

In Sicilia, la ragazzina uccisa da altri tre ragazzini perché era incinta. A Cuneo, le decine di onesti padri di famiglia che per diversi mesi approfittano della prostituta rumena quindicenne "senza accorgersi" che ha quindici anni e che è costretta a prostituirsi per forza.

A Viterbo, i nazisti quattordicenni che bruciano il loro compagno perché ha i capelli lunghi. A Treviso, la ragazzina che canticchiava "Bella Ciao": rinchiusa nel cesso del treno da due coetanei, sfregiata con una celtica sul braccio. A Finale Ligure, il tredicenne legato dai compagni di scuola e segnato con la scritta "gay" e una svastica sul petto. A Catania, due giovani di sinistra aggrediti e picchiati, nel giro di pochi giorni, da quelli di Forza Nuova. Nel torinese, il tredicenne preso a pugni in faccia e calci nelle gambe ("E adesso prova a ballare, se ci riesci") perché invece del p voleva fare la danza classica. Ancora a Catania, il ragazzo pestato a sangue da sei coetanei perché "ha guardato storto" uno di loro. A Castelfranco Veneto, il bambino di otto anni, figlio di una napoletana, ritirato dalla scuola perché i compagni lo picchiavano e lo chiamavano "monnezza".

A Firenze, i tre giovanotti che passano la serata a riprendere col telefonino una povera accattona che dorme su una panchina; poi s'annoiano del noioso gioco, prendono la rincorsa e la buttano a calci giù dalla panchina. A Palermo, i genitori che sfilano: "Non c'importa se il famoso chirurgo è ladrone e pedofilo! Abbasso i giudici! E' solo lui che deve operare i bambini!". A Verona, il ragazzo ammazzato ("Non c'entra la politica", disse il sindaco) perché ha rifiutato una sigaretta a un nazista. A Roma, il capo degli ex fascisti (che ora è ministro) che vuole i soldati per strada per controllare i poveracci. A Venezia il famoso filosofo, sindaco raffinato e civile, che emette - anche lui, infine - l'ordinanza: "Contro gli accattoni, pugno duro!".

Tutto ciò, e altro ancora, accadde nel mio paese che un tempo era civile. Giustamente, voi posteri non ci credete. Ma può darsi che qualche vecchia collezione di giornali, trovata fra le macerie della guerra del 2010, vi aiuti a comprendere che non sto inventando niente.

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Gennaro Carotenuto wrote:

< Hanno un bel dire che le "nostre donne" (nostre?) debbano temere i romeni stupratori. I politici che lo affermano sono in malafede. Mentono e sanno di mentire come affermano tutti i dati, quelli del Ministero dell’Interno e quelli della Caritas a dispetto dei falsificatori di professione, Gianni Riotta ed Emilio Fede che lavorano instancabilmente per ingannare l’opinione pubblica e preparare il terreno ai pogrom. Pogrom dopo i quali, anche se avessimo espulso fino all’ultimo rom, fino all’ultimo romeno, fino all’ultimo extracomunitario, mille Lorena e mille Barbara continuerebbero a morire >

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Peppe Sini <nbawac@tin.it> wrote:

< Il cosiddetto "bullismo" non è altro, al livello degli adolescenti, della traduzione in atti ad essi accessibili della lingua e dei gesti e delle azioni della politica dominante.
Quando il mondo è governato da assassini, i giovani delinquenti sono solo la prova di come funzionino bene le agenze dell'istruzione e della socializzazione addette alla riproduzione dell'ideologia dominante e dei rapporti sociali dominanti, del modo di produzione (anche della vita quotidiana) dominante. Non c'è bisogno di esser nati a Treviri per capirlo >

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giuseppe restifo <g.restifo@libero.it> wrote:

< "Grazie agli ambientalisti l’Italia ko nel campo energetico" scrive la Gazzetta del Sud di domenica 11sopra il titolo "Da luglio rincari delle bollette". Nel pezzo in prima pagina però non c’è nessun ambientalista "colpevole": chi stima gli aumenti è il Rie (Ricerche industriali ed energetiche), chi deciderà "sarà comunque l’Autorità per l’energia e il gas". Poi si rimanda a pagina 12. Ma anche lì non c’è ombra di qualche responsabilità degli ambientalisti nella stangata su luce e gas; al contrario si vedono le preoccupazioni dei critici dell’attuale modello di sviluppo congiungersi a quelle delle associazioni dei consumatori >

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eliocamilleri@libero.it wrote:

Don Fefè Lombardo, compare di Totò Cuffaro, non ha il diritto morale di commemorare Peppino Impastato. Nel 1977, quando Peppino era ormai nella fase più acuta della lotta contro i potentati mafiosi gestiti in prima persona da Tano Badalamenti, lui, Don Fefè, era alla scuola dei Giovani Dc per imparare il mestiere del politicante. Sappi Don Fefè che i giovani e i siciliani onesti lo ricordano Peppino, lo hanno nel cuore e nella testa e proprio per questo, liberamente e gioiosamente, "forti dei dei valori umani e sociali, non temono di scontrarsi con l'arroganza e la prepotenza", Stanno dalla parte opposta alla tua; non hanno bisogno delle tue parole ipocrite e te le rivoltano contro >

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Domenico Stimolo <dostimolo@tiscali.it> wrote:

< Appello ai partiti della sinistra catanese, “ arcobaleno”, e altri, che considerano prioritari i valori della Solidarietà, dell’Accoglienza, dei Diritti Civili senza discriminazione alcuna, della Partecipazione democratica, della Pace e dell’Antifascismo.
La nostra città, il suo territorio, sono stati devastati dalla destra. Si è ultimi per strutturale degrado, per condizioni di vivibilità, per disoccupazione, lavoro precario, per estese condizioni di povertà e di assoluta mancanza di minimali diritti di cittadinanza, per illegalità, mafiosità diffuse, e centri di poteri che, con l’utilizzo del clientelismo, asservono ai propri laidi ritorni speculativi gli interessi e le esigenze comuni dei cittadini catanesi. Si muore, assai, di buche stradali. Manca l’illuminazione pubblica in interi quartieri. Un deficit finanziario comunale, enorme, oltre un miliardo di euro, incombe su tutti noi. Gli inquinamenti, prodotti dalle compiacenze gestionali, avvelenano le nostre vite. Hanno prodotto enormi aumenti di tasse sui servizi quotidiani.
Per le prossime elezioni comunali serve una grande scatto d’orgoglio civile e democratico.
Serve UNITA’, umiltà e saggezza. Serve una solo lista, in rappresentazione di TUTTI coloro che hanno a cuore i valori richiamati. Per il BENE NOSTRO comune, per cercare di contrastare in maniera efficace i centri di interesse e di potere della destra che ci condannano, noi e le prossime generazioni, al più infame degrado.
Un candidato sindaco “neutrale”, figlio di nessuno degli apparati di partito, sta, alfine, anche bene.
Per gli altri, fate tutti un passo indietro. Lasciate le autoreferenzialità!
I candidati, tutti, unitariamente, della lista “arcobaleno” e altri, si presentino, assieme, in rigoroso ordine alfabetico, riscoprendo uguaglianza, fraternità, e reciproca solidarietà, in umile rispetto degli interessi comuni >

* * *

Condivido. (r.o.)

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Aldo Vincent <gelataldo@hotmail.com> wrote:

< Oh, ragazzi, ma qui la cosa si fa grave. Un Papa tedesco, Lufthansa a Malpensa e un Alemanno a Roma. Stanno mica per invaderci di nuovo? >

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Bruno Ballardini wrote:

< Ormai pare assodato,
Se Sgarbi è uno sgarbato,
Travaglio è un travagliato.
Però sono dubbioso:
Se Fazio è uno fazioso,
Schifani? >


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| 15/05/2008, ore 07:10 |

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|934| GOMORRA

In questa storia, meno male, c’è anche qualcosa di divertente. Come l’editing che i camorristi facevano delle copie taroccate di Gomorra. Raccontami. «Beh, hanno fatto copie false di Gomorra, vendute a 5 euro alla stazione di Napoli, distribuite nel periodo natalizio quando sapevano che sarebbero finite presto nelle librerie. Un giorno mi hanno portato una copia con un intero capitolo riscritto dal boss (credo che sia stato lui) cui era dedicato il capitolo. Fatto sta che c’erano copie di Gomorra false con un capitolo mutato. Poi c’è qualche boss che chiede i diritti d’autore, perchè racconto storie della sua vita». Hai fatto notare che nell’ultima campagna elettorale sia a destra che a sinistra hanno evitato di parlare di mafia e appalti. Gomorra non è servito a niente? «I lettori sono spesso più avanti, e molto, rispetto alla politica».


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| 14/05/2008, ore 09:08 |

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|933| Barbacetto - le origini di Forza Italia


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|932| la prigionia di Anna Frank

BAD AROLSEN - "Frank, Annelies Marie Sara. Nata il 12 giugno 1929 a Francoforte. Residente ad Amsterdam, in Piazza Mervede 37, II piano. Nubile. Genitori: Frank, Otto Heinrich Isra, 12.5.1889. Hollaender, Edith Sara, 16.1.1900. Sorella: Frank, Margot Betti Sara, 16.2.1926". Due segni di morte, incisi a penna in cima e in fondo al foglio, stilizzati come croci uncinate, bollano in maniera inequivocabile la provenienza del documento. Così, infatti, le SS erano solite marcare le schede dei prigionieri defunti.

Precisione ad efficienza. È grazie alla disciplina inflessibile di tanti scrivani del Terzo Reich che i frammenti che continuano a uscire dal grande archivio sui crimini nazisti di Bad Arolsen, nel centro della Germania, aperto dopo sessant'anni ai ricercatori, contribuiscono ad arricchire l'immagine di quel periodo storico. Come i due documenti presenti qui su Anna Frank, una deportata fino ad allora come tutti gli altri.
Sul primo, in alto a destra, compare una cifra e una il numero del dossier "127.266", e "8 agosto 1944". Sono passati dunque appena sette giorni da quando Anna ha scritto, senza saperlo, l'ultima lettera del suo "Diario", che termina incompiuto il 1 agosto 1944. E questa carta è la scheda personale che i nazisti avevano compilato, in Olanda, subito dopo la sua cattura.

Fino a quel momento la famiglia Frank era rimasta nascosta ad Amsterdam, insieme ad altri quattro ebrei, nel famoso "Alloggio segreto", sito al numero 263 della Prinsengracht, dove gli otto rifugiati riuscirono a strappare due anni di vita ai militari tedeschi che ignoravano la loro esistenza. Il 4 agosto però, dietro una "soffiata", il caporeparto austriaco delle SS, Karl Josef Silberbauer (poi scovato dal cacciatore dei nazisti Simon Wiesenthal), accompagnato da alcuni agenti olandesi della Gruene Polizei, faceva irruzione nell'ufficio di Otto Frank riadattato a rifugio. Celata da uno scaffale girevole, si apriva una porta segreta, con la lunga scala ripidissima - "la tipica rompigambe olandese", come aveva scritto Anna negli appunti tenuti in quel periodo - che dava accesso all'appartamento dove le famiglie avevano trovato riparo senza però più uscire di casa.

La scheda, redatta a macchina in lingua olandese, segna l'immediato internamento della giovane a Westerbork, il campo di raccolta destinato a radunare tutti gli ebrei dei Paesi Bassi, in attesa del trasferimento nei campi di sterminio in Polonia. Fra l'estate del 1942 e l'autunno del 1944, come ricorda lo studioso della Shoah, Frediano Sessi, nell'appendice al Diario pubblicata in Italia da Einaudi, partiranno 85 convogli, dei quali 19 diretti a Sobibor, e 66 verso Auschwitz.

"A Westerbork - dirà una sua compagna di prigionia, Lenie de Jong - Van Naarden, citata nel libro di W. Lindwer Gli ultimi mesi di Anna Frank (Newton Compton) - conoscemmo ben presto un gran numero di persone. Parlai con le ragazze Frank: Anne soprattutto era carina. Ti si spezzava il cuore, perché erano ancora così giovani e non si poteva fare niente per tenerle fuori da tutto ciò. Quelle ragazze si aspettavano ancora tanto dalla vita". "Otto Frank venne da me - racconta un'altra testimone, Rachel Van Amerongen-Frankfoorder - e chiese se Anne non potesse aiutarmi, il servizio interno era molto ambito. Anna era molto gentile e disse: "So fare tutto, sono pratica di tutto". Era davvero molto cara, un po' più grande di quanto appaia sulle fotografie che conosciamo di lei, allegra e di buon umore. Credo che lei, dopo un paio di giorni, sia capitata con la sorella e la madre nel reparto batterie".

Il documento su Anna Frank compilato a Westerbork era perfetto nella sua essenzialità e accuratezza. Una scheda che, oltre a tenere tutti i dati fondamentali dell'internata, verrà aggiornata di continuo. Quel Lager verrà non a caso ricordato da molti come un esempio di brutalità e ottusità del regime nazista. "Di tanto in tanto - rammenta un altro compagno di sventura, Janny Brandes-Brilleslijper - scambiavamo due parole: per esempio quando spaccavamo batterie. Era un lavoro molto sporco, del quale nessuno capiva il senso. Dovevamo spaccare le batterie con uno scalpello e un martello e poi gettare il catrame in una cesta e la barretta di carbone che tiravi fuori nell'altra cesta. Oltre al fatto che questo lavoro ti faceva diventare terribilmente sporco, a tutti veniva la tosse perché si sprigionava una certa sostanza tossica. Il lato piacevole del lavoro con le batterie era che potevi parlare con gli altri. Le ragazze Frank spaccavano batterie sedute intorno ai lunghi tavoli. Si parlava, si rideva, il dolore lo tenevi dentro di te".

Non sappiamo se in quei pochi momenti di libertà che la ragazza trascorse in famiglia, e forse anche con Peter Schiff, il ragazzo di cui era innamorata del quale recentissimamente è emersa la foto, riuscì ancora a scrivere qualcosa per il suo diario. Gli storici propendono per il no. I nazisti riservavano pene durissime a chi cercava di tenere appunti.

Nella scheda personale su Anna si nota infatti una scritta più grande, aggiunta a mano, per traverso: "3-9-44". E' la data dopo nemmeno un mese del suo successivo trasferimento, e quello della sua famiglia, ad Auschwitz, dove i Frank arrivarono assieme agli altri nella notte compresa fra il 5 e il 6 settembre. La selezione fu fatta subito, una volta fatti scendere dai binari, e uno degli otto rifugiati dell'Alloggio segreto, il signor Van Pels, fu immediatamente inviato alla camera a gas.

Il secondo riferimento ad Anna Frank presente nell'archivio tedesco esce invece da un corposo libro con la copertina nera contenente l'elenco di migliaia di ebrei, in transito da Westerbork verso Auschwitz. "Lista 40", dice l'intestazione in alto a sinistra. "Frank Annelise M.", si legge a metà della pagina. Ci sono i dati di nascita, l'indirizzo e la medesima data di trasferimento segnata sulla scheda personale: 3 settembre 1944.

Quindici righe più sotto compare anche il nome della madre: Frank - Hollaender Edith. Sono passati qui solo 33 giorni da quando la quindicenne Anna aveva redatto quel capolavoro di profondità e delicatezza che è la pagina finale del suo diario: "Ho molta paura che tutti quelli che mi conoscono così come sono sempre scoprano che ho anche un altro lato più bello e più buono. Temo che mi prendano in giro, mi trovino ridicola, sentimentale e non mi prendano sul serio. Sono abituata a non essere presa sul serio, ma solo la Anne "superficiale" ci è abituata e lo può sopportare, la Anne più "profonda" invece è troppo debole (...) Oh, vorrei tanto ascoltarli, ma non riesco, se sono silenziosa e seria tutti pensano che sia uno scherzo e devo salvarmi con una battuta di spirito, per poi non parlare dei miei familiari che pensano che io stia male, mi fanno inghiottire pastiglie per il mal di testa e calmanti, mi toccano il collo e la fronte per sentire se non ho la febbre, s'informano se sono andata di corpo e criticano il mio cattivo umore. Non sopporto, quando si occupano tanto di me, allora sì che divento prima sfacciata, poi triste e alla fine torno a rovesciare il cuore, giro in fuori la parte brutta e in dentro la buona e cerco un modo per diventare come vorrei tanto essere e come potrei essere se. nel mondo non ci fosse nessun altro".

Sono le sue ultime righe. Le due schede, con l'arresto e la deportazione, segnano l'inizio della fine di Anna. Alla fine di ottobre la ragazza prende la scabbia. Poco tempo dopo cade ammalata pure la sorella Margot. Sono in molti a notare l'aspetto pessimo delle due giovani Frank, che hanno macchie e vesciche sulla pelle, dove mettevano solo un po' di pomata. La loro salute peggiora, e vengono trasferite al Kratzeblock, il blocco riservato agli scabbiosi. Sono separate dalla madre che, sola, morirà poco dopo, all'inizio di gennaio. Il 28 ottobre 1944 salgono su un vagone alla volta di Bergen-Belsen.

Nel nuovo Lager finiscono per essere ospitate in uno dei luoghi peggiori, le baracche destinate a raccogliere gli ultimi arrivi, per lo più donne giunte in uno stato di denutrizione e di spossatezza, dopo un viaggio durato giorni, stipate dentro vagoni bestiame zeppi di gente malata e dolente. In pieno inverno un'epidemia di tifo petecchiale colpisce i deportati. Senza cibo, senza medicine, deboli e affaticate, le due ragazze Frank vengono contagiate.

"Erano magrissime - ricorda ancora la sua compagna di prigionia Rachel - avevano un aspetto tremendo. Bisticciavano a causa della loro malattia. Avevano i posti peggiori della baracca, giù vicino alla porta". Anna, rammenta poi Janny, "stava davanti a me avvolta in una coperta e non aveva più lacrime. Raccontò che le bestioline nei vestiti la facevano rabbrividire e che per questo aveva gettato via tutti i suoi abiti. Radunai tutto quello che potevo per darlo a lei, affinché fosse di nuovo vestita. E da mangiare neanche noi avevamo molto. Ma ho cercato di dare qualcosa della nostra razione di pane".

I primi giorni di marzo del 1945 (la data è incerta), Janny va a controllare le ragazze. Margot è caduta dal letto sul pavimento di pietre, ormai senza vita. Anna muore il giorno dopo. La prima scheda compilata dalle SS porta infatti in fondo, accanto al segno che decreta il decesso del prigioniero, un ultimo appunto aggiunto a mano. Si legge: "Deceduta a B. B., '45", cioè a Bergen Belsen.

Un unico documento contiene dunque tutta la tragedia di Anna Frank: il momento dell'arresto in Olanda, la schedatura assieme alla famiglia, la deportazione ad Auschwitz in Polonia, la morte in Germania nel campo di sterminio di Bergen Belsen. Solo molti anni più tardi la ragazza diverrà, del milione e mezzo di bambini morti nella Seconda guerra mondiale, il simbolo di tutti gli ebrei vittime del razzismo antisemita nazista.
Il padre Otto fu l'unico dei rifugiati dell'Alloggio segreto a sopravvivere. Dedicherà il resto della sua vita alla diffusione del Diario, e alla vicenda di Anna, di cui queste carte continuano ancora oggi a ricordarne la storia.

(12 maggio 2008)

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|931| la verità fa male


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|930| Tratto da De la démocratie en Amerique di Alexis De Tocqueville, 1840

«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro.
In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti.
In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto!
Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla.
Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa:cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo».
 
 

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| 08/05/2008, ore 14:44 |

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|929| Travaglio vs Sgarbi

 


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|928| lettera di una donna al Presidente Napolitano

Egregio Presidente,
sono incinta. Egregio Presidente, ho quasi trent'anni, ho un lavoro, sono sposata e sono incinta. Egregio Presidente, tra un paio di settimane abortirò!! Nonostante la mia non fosse una gravidanza programmata, l'aver scoperto di essere positiva al test mi ha dato un'emozione bruciante, una felicità incontenibile. L'idea di aver concepito un figlio con l'uomo che amo è qualcosa di così forte ed intimo che è impossibile da spiegare.

Ad ogni modo la mia gioia non ha visto la luce del giorno dopo. Ben presto la ragione, come spesso accade, ha preso il posto del cuore e mi ha schiaffeggiata forte, come si fa per scacciare in un colpo una forte sbronza.

La verità, mio caro Presidente, è che nonostante sia io che mio marito abbiamo un lavoro, un lavoro che ci impegna 6 giorni alla settimana e che abbiamo trovato dopo infiniti "lavoretti" che definire umilianti e sottopagati è dir poco; ebbene dopo tutto ciò, ad oggi le nostre entrate ammontano a circa 1.300 euro al mese.

Per trovare questo lavoro qualche anno fa ho rinunciato a portare a termine la mia carriera universitaria. Nonostante il profitto fosse elevato e la mia media superasse il 29, dissi addio ai miei studi e al mio praticantato da giornalista. Quest'ultima rinuncia fu per me la più dolorosa perché la verità è che, seppur i miei compiti di neofita fossero praticamente identici a quelli di un professionista, non ho mai riscosso neppure un centesimo dal quotidiano locale per il quale scrivevo. Il lavoro era splendido, ma non si può vivere solo di passione.

Purtroppo la vita mi mise di fronte ad una scelta. Mi ero innamorata e desideravo vivere insieme al mio compagno, quindi, o perseguivo la mia ambizione, che mi imponeva però di gravare ancora sulle spalle della mia famiglia, oppure spiccavo il volo e mi rimboccavo le maniche accettando qualsiasi tipo di occupazione che mi garantisse un reddito, dandomi la possibilità di coronare il mio sogno d'amore. Scelsi la seconda strada. Scelsi l'amore! Scelsi l'amore e glielo assicuro, Signor Presidente, non c'è stato un giorno, da allora, in cui io me ne sia pentita!!!

Ora però è diverso...!

Presidente, ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza, sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza; oppure andare su quel lettino d' ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà via per sempre!! Non importa se ce ne saranno altri dopo di lui... Il mio bimbo non tornerà più!! Non tornerà mai più!!!! Ma questa è la vita!! Giusto, Signor Presidente???

Si, questa è la vita!!! Qui non c'è nessuno che ti tende una mano, nessuno che ti aiuti quando hai veramente bisogno!! E per favore, mi risparmi banalità del tipo: "Dove si mangia in due, si mangia anche in tre!!".

Mi risparmi la retorica, perché è l'ultima cosa di cui ho bisogno. Sa benissimo anche Lei che se ad oggi, ad esempio, decidessi di adottare un figlio, nessun Ente mi accorderebbe mai il suo consenso. Nessun assistente sociale affiderebbe a me e a mio marito un bambino e questo perché i nostri introiti verrebbero considerati insufficienti al sostentamento di un'altra persona. Nessuno si sentirebbe di condannare quell'assistente sociale per una scelta di questo tipo, giusto?? Egli sarebbe considerato un professionista attento ai bisogni del minore. E allora mi chiedo e chiedo a chiunque sia pronto a dire che non si dovrebbe mai abortire, perché "se c'è l'amore c'è tutto", io chiedo a queste persone: "Ma hanno forse più necessità i bimbi adottivi rispetto a quelli biologici???"

Credo di no, Signor Presidente!! Credo proprio di no!!!!! Comunque è inutile arrovellarsi su dubbi e domande che non troveranno una risposta e che, già lo so, continueranno a tormentarmi e ad attanagliarmi l'anima per sempre!!!

Ma c'è una domanda, mio caro Presidente, a cui vorrei che Lei rispondesse: PERCHE', per il solo fatto di aver avuto la sfortuna di nascere in questo paese, un Paese che detesta i giovani, che ne ha già ucciso sogni e speranze e che ha già dato in pasto ai ratti le ceneri del loro futuro; ebbene perché per il solo fatto di esser nata qui, ho dovuto rinunciare prima alla mia ambizione a crearmi una carriera soddisfacente, e cosa infinitamente più drammatica, sono costretta adesso a rinunciare al mio DIRITTO ad essere MADRE?????????

(30 aprile 2008)

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